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Che se poi mi si chiede

perchè non mi confido più, perchè mi rumino ogni cosa dentro senza parlarne, beh, di risposte ce ne sarebbero molte.
Ci sarebbe da dire che mi sono abituata così, grazie e buonasera.
O che ho smesso di considerare la confidenza una cosa dovuta.
O che lo sforzo di farsi capire, di spiegare, di rendere tutto chiaro alle volte è solo tempo sprecato.
O che tanto, quando sono stata davvero col culo per terra, ho dovuto tirarmi su da sola, chè si vede che gli altri erano distratti, in quel momento.

O che ho sviluppato un insano terrore di farmi vedere fragile, di farmi vedere umana, o forse una spiacevole convinzione che a nessuno piaccia vedere un attore senza trucco.
E non è vittimismo o lagna, è solo lucidità - una lucidità che mi sforzo di conservare anche quando tutto intorno a me preme perchè io sia un po' meno razionale, un po' più schizoide.
E in fondo un po' schizoide lo sono, ma sulle cose in cui posso permettermi di esserlo, su quelle che non implicano confidenze.
La prima volta accadde anni fa, non ricordo nemmeno quanti.
Avevo accompagnato un delizioso collega d'università, un maestro elementare nonchè pianista, a Pomezia o giù di lì. Poi gli avevo detto "Lasciami all'Eur, torno a casa coi mezzi, non disturbarti, ti ho accompagnato volentieri". Lui aveva insistito per portarmi fin sotto casa e, lungo la strada, mi disse:
"una cosa che mi piace molto di te è la tua riservatezza".
Lì per lì pensai che fosse uno scherzo, riservata? io? AH!
Invece era vero, e lui, Claudio, che non era proprio un omino di merda come molti, l'aveva colto. Dò l'impressione di parlare molto di me, anche ai semisconosciuti. Ed è così. Parlo molto di me, tralasciando le cose essenziali. Chiedo tante cose sugli altri, cercando di evitare gli affari che mi sembrano troppo personali. Se vuoi dici, se no da me non arriverà una domanda diretta, a meno che non ci conosciamo da talmente tanti anni che una domanda diretta non mi sembra più una mancanza di rispetto.

Stasera mi hanno chiesto perchè non mi confido.
E vorrei spiegare tutte queste cose, e dire che non è mancanza di fiducia, non è eccesso di indipendenza, è semplicemente che in quest'era in cui ogni minimo sentimento va sbandierato e analizzato sotto gli occhi di tutti, in cui la condivisione sembra forzata, beh... io non mi trovo bene.
Penso che quando qualcuno mi dice una cosa personale quella sia un dono. E come tale la tratto.
E, allo stesso modo, doso le MIE cose personali.

Non sono scostante.
E' solo che - forse siamo rimasti in pochi - riesco ancora a provare pudore.

Pubblicato il 3/3/2009 alle 0.5 nella rubrica Frammenti di Luna.

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