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Morirò sola e disoccupata

Se continua così, sì.
E non riesco più a leggere le stronzate di "emigra, figlio mio" e simili. Emigro dove? In un' Europa quasi interamente in crisi, in un' Europa dove non è che stiano esattamente bramando storici della letteratura con una tesi di lingua latina. Sono troppo vecchia per essere un'immigrata che lavora al McDonald di qualche città in cui non parlano la mia lingua. Se l'avessi saputo, l'avrei probabilmente fatto prima. Invece di studiare.
Ora invece sono vincolata dalla rabbia ottusa di chi vuole quello che gli spetterebbe e dalla viltà di chi non riesce a mollare tutto per lavare cessi in una stazione di Parigi.
Non lo so nemmeno, il francese. Al massimo riesco a dire "sono una cittadina italiana, può indicarmi l'ambasciata?", come mi insegnò mio padre quindici anni fa dentro al Louvre.

Mi fa rabbia l'incomprensione dei miei, e degli altri della loro generazione, per i quali il lavoro "arriverà".
Negli ultimi due anni avrò mandato migliaia di curriculum, anche per posti da segretaria, da portacaffè, da fotocopiatrice provetta. Non UNA risposta. Anzi, una sì: da una scuola inglese. Cortesemente, mi dicevano che non ero utile. Anche se negativa, una risposta ti fa sentire che esisti, in qualche modo. Il silenzio invece ti insulta. Ti affibbia un numero.
Salve, sono la sfigata 1837648.

E penso alla stronzata di "emigra, figlio mio". Un ingegnere può emigrare. Un biochimico. Un qualsiasi cazzo di tecnico di qualcosa. Ma io?
Ma poi è giusto davvero emigrare, non impuntarsi sull'ingiustizia di un paese che spende e spande per i militari ma risparmia sull'istruzione e ignorare lo sguardo supponente di quelli cui dici che sei laureato in lettere e ti guardano come se avessi pettinato bambole tutta la vita, o peggio, ti guardano anche con un filo di schifo: in fondo, tu, cosa PRODUCI?

E, dato che in questo paese, in questo momento storico, in questo emisfero, in questa "cultura", se non PRODUCI non sei nulla, so che rimarrò così. Senza la possibilità di farmi una vita mia. Senza il coraggio - o la stanchezza - per andarmene e mandare tutto al diavolo.

Io vorrei solo che molti capissero che non è la produzione che conta. Non saprei costruire un motore 4 tempi (ma nemmeno 2), e allora?
Io "produco" libero arbitrio.
Sicurezza. Preparazione. Passione per la conoscenza. Consapevolezza di se stessi nell'immenso nastro di Möbius della storia. Senso critico. Ribellione. Indignazione.
So che è roba che non si compra - e non si vende - ma non voglio proprio rassegnarmi a pensare che non serva a nulla.

Pubblicato il 19/12/2009 alle 22.52 nella rubrica Professione Professore.

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