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La domenica del villaggio

Vivo in un quartiere che più passa il tempo più sembra un paesone. E lo dico in senso negativo. Mia madre mi ha spedito al centro commerciale qui vicino per comprare il pane. Faccio 100 metri e già vedo sospette file di auto parcheggiate ovunque, sulle linee di stop, sui cespugli, nei cassonetti. Provo a dirmi "dai, sarà soltanto la gente che va in parrocchia". No. Non era solo la gente che va in parrocchia. Era l'universo intero che si era riversato al centro commerciale. Perchè? Perchè oggi, seconda domenica del mese, c'è il mercatino. Non un vero mercatino, intendiamoci. Un mercatino adatto alla gente che vive qui. Un mercatino CARISSIMO. E la cosa bella è che nessuno è venuto a piedi a quanto pare, nonostante il mio quartiere si possa coprire da confine a confine in massimo mezz'ora di passeggiata salubre. No, son venuti tutti in macchina. Con cani, gatti, nonni, nipoti, bambini urlanti con palloncini pericolosissimi che ti finiscono autamaticamente in faccia quando cerchi di farti strada dal panettiere. E dal panettiere c'era la fila fuori. C'era l'eliminacode coi numeretti. E io ho avuto un improvviso attacco di misantropia. Ho sognato di potermi teletrasportare lontano da qui. E invece no. Vuol dire che il mese prossimo mi metto in ghingheri e vado al mercatino in macchina anche io. Se non puoi sconfiggerli, unisciti a loro.

Pubblicato il 10/10/2004 alle 12.56 nella rubrica Cronache di Quartiere.

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