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Il Pazzo Gentile

Quando torno a casa dall'università all'Eur mi aspetta un bell'autobus nuovo nuovo tutto blu, con dei sedilini imbottitti minuscoli e pochissimo spazio per stendere le gambe( e ve lo dice una che non arriva al metro e settanta), che quando c'è l'aria condizionata accesa dell'acqua di origine misteriosa gocciola sui sedili anteriori lato finestrino, sia a destra che a sinistra. E' un autobus carino, che quando salta tre corse ti verrebbe da dargli fuoco, stante che per tornare a casa già ci si mettono quaranta minuti almeno. E c'è tanta bella gente sopra (me inclusa).

L'altra sera salivo col mio solito umor nero sul suddetto autobus, timbravo il biglietto e mi mettevo a sedere. Dalla mia destra, subito prima di infilermi gli auricolari del discman nelle orecchie sento "Signorina?". Mi volto. Un tizio moro, con la voce a scatti, un pò da bambino timido. Stima approssimativa d'età, sui trent'anni, chiaramente indigente (basta guardare mani, viso, vestiti e avere un olfatto nella norma). Due occhi grandi grandi. "Sì?" dico. "Volevo solo dirle che lei ha dei capelli meravigliosi". Non so com'è, ma m'ha fatto dolcezza e m'è partito un sorriso da orecchio a orecchio, mentre lo ringraziavo. Appena sale altra gente, il Pazzo Gentile inizia a parlare. Racconta che all'ospedale S.Eugenio non lo vogliono tenere, anche se da quando ha perso i genitori 15 anni fa in un incidente d'auto in seguito al quale lui s'è fatto 8 mesi di coma che gli ha lasciato come ricordo tante simpatiche crisi epilettiche, va appunto soggetto a queste violentissime crisi. C'è chi ci rimane secco, ma loro hanno deciso che un posto in neurologia non se lo merita. Non ha nessuno che pensi a lui. Non ha casa, non ha nulla. Dice "Io lo so che voi lavorate e avete i vostri problemi, vi chiedo solo di ricordarvi di chi non ha nulla, e di non guardarci con disprezzo. Siamo esseri umani anche noi". Passa su e giù per l'autobus a raccogliere qualche moneta, davanti a me si ferma, nemmeno prende i soldi che avevo tirato fuori dal portafogli, mi chiede "Come ti chiami?2 e io gli rispondo. Lui mi dice "Io sono Giovanni, è un piacere conoscerti" e prova a farmi un goffissimo baciamano, ma di quelli veri, da galateo, in cui la mano non viene nemmeno sfiorata dalla bocca. Mi poggia la mano sull'avambraccio, mi fissa giù giù giù negli occhi che non so nemmeno io cosa potrà mai vederci e mi dice "sei la donna più bella che abbia mai visto in vita mia. Buon viaggio". Io ho riso e ringraziato, dicendo che esagerava. Lui è sceso alla fermata dopo, una fermata qualsiasi nel nulla marmoreo dell'Eur. E m'ha fatto ancora più dolcezza, il Pazzo Gentile. Un pò per la sua dignità, per la sua poca invadenza, e un pò perchè dava davvero l'impressione di non aver nessun posto dove andare. Pensateci: una cosa è non voler andare da nessuna parte, un'altra è non avere proprio nessun posto dove andare. E forse i pazzi son prorpio questo: delle persone che non hanno nessun posto dove andare.

Volevo solo raccontarvelo. Buon viaggio anche  ate, Giovanni, Pazzo Gentile.

Pubblicato il 26/10/2004 alle 15.37 nella rubrica Cronache di Quartiere.

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