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Notturno leggero

Come ogni notte calda. Ogni notte solitaria. Il pensiero è solo per te, mio amore, mio scudo, mia consolazione, mio rifugio. Annusarmi le braccia dove solo fino a poche ore fa mi stringevi tu e trovare ancora l'ombra debole del tuo profumo. E pensare che venti chilometri a volte sono l'equivalente di terra-luna. E pensare che in fondo è da sciocchi soffrire per una lontananza di dodici ore. Già.
Sciocca. Questo sono. Una sciocca con un orecchio chiuso, un vestitino bianco addosso e l'immenso desiderio di te che mi strazia il cervello e la pancia.
Mi manchi ovunque. Sulla faccia nelle mani nella pancia sulle vene della caviglia.
Mi basterebbe poco.
Mi basterebbe affondare la faccia nella tua spalla anche stanotte, come tante altre notti prima di questa, e dimenticare tutto nel profumo confortante della tua pelle di vaniglia fresca.
E invece fuori dalla finestra il quartiere tace nel silenzio soffocato dei primi umidi caldi dell'estate. Questa come quella prima e quella prima ancora.
Non c'è luna per parlarmi, raccontarmi, dirmi come ti vede lei dagli spiragli della tua finestra chiusa, addormentato sulla pancia come un bambino.
E allora mi sdraio in mezzo ai tuoi pensieri piano, per non svegliarti, e dormo anche io.

Per te, amore mio, amico mio, mio amante, mia vita.

Pubblicato il 28/5/2005 alle 0.37 nella rubrica Cronache di Quartiere.

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